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Il mistero del Codice da Vinci finalmente risolto

  • Immagine del redattore: L'Inspiegabile
    L'Inspiegabile
  • 6 gen 2024
  • Tempo di lettura: 22 min

Aggiornamento: 26 set 2025

Ciao ragazzi e benvenuti a questo nuovo episodio dell’Inspiegabile Podcast e della serie Remastered. L’argomento che riproporrò oggi in formato Podcast è uno di quelli che più successo ha avuto sul canale negli ultimi anni. Ve lo ricordate il Codice da Vinci di Dan Brown? Che abbiate letto il romanzo, o visto la sua versione cinematografica, sarete rimasti sorpresi di fronte all’enorme molte di segreti e informazioni che, a quanto sembra, sono state tenute all’oscuro dell’opinione pubblica dalla Chiesa e dai potenti che governano le nostre istituzioni.


Il mistero del Codice da Vinci risolto

Tra questi segreti, spicca senza ombra di dubbio quello di Rennes-le-Château. Nell’opera “Il Codice da Vinci” viene fatto riferimento alla vicenda che avrebbe visto come protagonista un umile prete, Berenger Saunière, che da un giorno all’altro acquisì un’incredibile ricchezza. Ciò diede  adito a numerose teorie, che arrivano al punto da mettere in discussione tutta la storia che ci è stata raccontata su Gesù, Maria Maddalena e il Sacro Graal.

 

Ma come spesso accade c’è un’altra versione della storia che, non distrugge del tutto l’aura di mistero che avvolge questa piccola località della Francia. Ma cambia completamente le carte in tavola. Sì perché, quello che ci raccontò Dan Brown nel Codice da Vinci non è il vero mistero di Rennes-le-Château. Per scoprire quello autentico bisogna scavare più a fondo e non dare nulla per scontato. Siete pronti a scoprire la cruda verità dietro a questo mistero millenario?




La grande menzogna


Una grande bugia, sì. Un accumulo di bugie a bruciapelo, voci infondate, teorie senza prove, malinconici sogni ad occhi aperti. Una gigantesca bufala che ha finito per trasformare la curiosa e decadente storia di un prete di campagna diventato ricco da un giorno all'altro, non solo in un mito moderno ma anche in uno dei misteri più appassionanti della nostra epoca.

Questo è ciò che in molti sostengono riguardo al mistero di Rennes-le-Château: quello che Dan Brown, nella sua opera Il codice da VInci, portò sotto gli occhi di milioni di persone in tutto il mondo. Per l’esattezza più di 80 milioni di persone. Era il 2003 e la pubblicazione dell’opera fu uno di quegli eventi che il mondo dell’editoria non potrà dimenticare facilmente. Un successo di vendite senza precedenti. Agli occhi di una gran parte dei lettori il libro di Dan Brown non era solo un’opera di fiction, ma un testo rivelatore di una grande verità.

 

Un resoconto che afferma che Gesù era più un profeta che un messia, che era sposato con Maddalena e che la sua crocifissione fu, in realtà, una montatura architettata per uno scopo politico piuttosto che religioso. Sempre secondo questa versione della storia, Gesù avrebbe avuto un figlio con Maria Maddalena e la sua stirpe avrebbe trovato in seguito casa nel sud della Francia, dando origine alla dinastia merovingia, Oltre a questo catari e templari, per varie ragioni, sarebbero diventati nel tempo i custodi di un segreto che avrebbe rappresentato la causa ultima della loro estinzione: e quale potrebbe essere questo grande segreto se non la verità sulla vita di Gesù e della sua consorte? 

 

Sebbene l’opera sia ricca di imprecisioni, falsi dati e leggende presentate come fatti storici reali, Dan Brown seppe convincere. Furono in molti coloro che screditarono la storia e mostrarono prove che evidenziavano chiaramente gli errori commessi da Brown nel riportare alcuni degli eventi storici di cui parla nel libro. Ma la popolarità del romanzo a quel punto aveva già raggiunto un tale livello che l’opinione degli studiosi venne per lo più ignorata. Il risultato è che, ancora oggi, il codice da Vinci viene considerato molto di più di quello che realmente è: una semplice storia di fantasia. Ad ogni modo,  tra tutti i misteri citati nell’opera ce n’è uno particolarmente controverso e  affascinante: quello di Rennes-le-Château.

 

Ma di cosa si tratta esattamente? Vediamolo insieme


Il mistero di Rennes-Le-Châteux


Secondo quanto raccontato nel Codice da Vici nel 1885 un umile sacerdote di nome François Berenger-Sauniere, venne assegnato alla parrocchia di Rennes-le-Château, un paesino di poche anime sperduto nel sud della Francia. Al poco tempo dal suo arrivo l’uomo avrebbe iniziato dei lavori di ristrutturazione della Chiesa e, durante gli stessi, avrebbe fatto una sorprendente scoperta.

 

Una cavità in uno dei pilastri dell'altare maggiore, all'interno della quale si dice fossero nascoste due, o 4 pergamene, ora conservate nel museo del villaggio e la cui veridicità sarebbe attestata dalla testimonianza di due degli operai che presero parte al restauro della Chiesa.


Insieme alle pergamene, il prete avrebbe rinvenuto anche una lapide medievale, sulla quale si potevano distinguere le figure di tre cavalieri in una situazione atipica: due di essi cavalcando sul dorso dello stesso cavallo e l’altro, sostenendo nella mano destra un oggetto rotondo impossibile da identificare, a causa dell’erosione della superficie causata dal passare del tempo

 

Si dice altresì che dopo la scoperta Saunière avesse visitato il vescovo di Carcassonne per informarlo della notizia e per richiedere ulteriori fondi per il restauro della chiesa. La sua visita a Parigi si sarebbe protratta per tre settimane, durante le quali il prete avrebbe visitato diversi esperti di crittografia per decifrare il contenuto delle pergamene. In quei giorni avrebbe fatto frequenti visite al Museo del Louvre, dove si vocifera che avrebbe mostrato particolare interesse per tre dipinti, dei quali alla fine acquistò  delle riproduzioni prima di tornare a Rennes-le-Château: un ritratto anonimo di Papa Celestino V, un San Girolamo di Teniers e il ben noto I pastori di Arcadia di Poussin.

 

Al ritorno a Rennes, Saunière era profondamente cambiato. Gli abitanti del paesino avrebbero affermato in seguito di averlo visto spesso durante le ore notturne girovagare nei dintorni del Paese in un atteggiamento da investigatore. Ma quello che fece rimanere tutti a bocca aperta fu il drastico cambio di tenore di vita che il prete mostrò da un giorno all’altro, senza ragione apparente. Saunière era diventato ricco e nessuno era in grado di capirne le ragioni.


Nei mesi successivi al viaggio a Parigi. Saunière acquistò diversi terreni e fece costruire due nuovi edifici nei pressi della chiesa : una sontuosa villa che chiamò Villa Bethania, dove trasferì la sua residenza, e l'insolita Torre Magdala, che ospitava la sua biblioteca. Portò a termine anche una serie di riforme nel cimitero del villaggio, dove si dice abbia spostato diverse lapidi e ne abbia eliminata una completamente. Infine, non si limitò a restaurare la vecchia chiesa medievale: ma eresse una nuova chiesa secondo i propri criteri estetici, più che discutibili dotandola altresì di una serie di dettagli che inizialmente furono attribuiti alla sua stravaganza, ma la cui disposizione sembrava contenere in realtà un significato più profondo che causò disagio tra gli abitanti di Rennes-le-Château e discordia tra i suoi superiori gerarchici.

Tra questi dettagli ne spiccano due dalla natura alquanto inquietante: la scultura demoniaca che, all'entrata della chiesa, regge la fonte dell'acqua santa, e l'iscrizione poco accogliente incisa sul portico: "Terribilis Est Locus Iste". O, in altre parole, "Questo posto è terribile".

 

Insomma, vista così un mistero in piena regola, fatto di elementi realmente inspiegabili: una enigmatica scoperta in una chiesetta sperduta in Languedoc, antiche pergamene, un umile prete di campagna diventato improvvisamente ricco, strani simboli esoterici all’interno di una Chiesa. Il mix perfetto per servire da filo conduttore a un’opera letteraria da milioni di dollari.

 

Ma la storia di Rennes-le-Château è molto di più di ciò che appare a prima vista. La potremmo definire un mistero nel mistero: una sorta di matrioska che ci porta a scoprire verità nascoste sotto diversi strati di menzogna. E per scoprirle dobbiamo andare all’origine della vicenda dell’abate Saunière. Quella che vede protagonista un personaggio che ebbe a che fare direttamente con il prete di campagna e che fu il primo a tirare i fili di questa trama. Il suo nome è Noël Corbu


Alle origini dell'enigma di Rennes


Fu Noël Corbu, un imprenditore parigino, a dare il via alla vicenda.  Grazie alle informazioni da lui fornite alla stampa, a metà gennaio 1956 una serie di tre articoli apparvero sul giornale francese La Dépêche du Midi, firmati dal giornalista Albert Salamon, con il suggestivo titolo: “La fabuleuse découverte du curé aux milliards de Rennes-le-Château” (La favolosa scoperta del prete dei miliardi di Rennes-le-Châteaux).

 

Il titolo del primo di questi, esponeva quella che divenne una delle prime spiegazioni del mistero della ricchezza di Saunière: "Con un colpo di piccone sulla colonna dell'altare maggiore, l'abate Saunière scopre il tesoro di Blanche de Castille".

 

Corbu aveva ricevuto in eredità da Marie Dénardaud, ex perpetua dell’abate Saunière nonché, presumibilmente, sua compagna sentimentale l'ex residenza  dove avevano vissuto, e a questo scopo aveva creato un piccolo albergo familiare nella sontuosa e tremendamente pacchiana casa padronale, chiamata Villa Bethany. Ma naturalmente l'attività non fu un successo. Chi avrebbe soggiornato in un hotel isolato dal mondo, con nulla da visitare nelle vicinanze?

Corbu aveva sempre sostenuto che l'anziana Marie in più di un'occasione gli avesse detto cose come:  “Non preoccuparti dei tuoi problemi di soldi, caro Noel. Sei stato molto buono con me e prima di morire ti rivelerò un segreto che ti renderà molto ricco”.

Oppure,  “Vedrai mio caro, vedrai prima che io muoia. Ti rivelerò un gran segreto. E avrai così tanti soldi che dovrai chiedere alla gente come spenderli.”

 

Sfortunatamente, si portò il segreto nella tomba. Visto che morì il 29 gennaio del 1953 senza rivelare nulla. Corbu era devastato. L'unica persona che poteva rivelare il segreto della fortuna dell'abate Saunière se n’era andata e non avrebbe potuto portare alla luce la verità.


Ad ogni modo, come promesso, Marie  lasciò l’intera proprietà e tutto ciò che conteneva, compresi gli archivi del prete,  a Corbu.

 

Lì erano custodite tutte le fatture per i lavori svolti nella proprietà, i diari del prete, le sue lettere, ecc... “Forse…” pensò Corbu “ questi documenti mi condurranno alla verità in merito all’origine dell’enorme ricchezza del prete”. L’uomo era davvero convinto che avesse trovato un tesoro. CI credeva fermamente. Ma, tra le sue carte, non trovò neppure un minimo indizio che glielo potesse far pensare.

 

I soldi ormai scarseggiavano e le spese erano enormi. Così l’idea di costruire l'Hotel della Tour, nella casa padronale di Saunière, a Corbu sembrò quella più sensata.  Ma come già detto Rennes non offriva nulla a livello turistico e il progetto stava fallendo . Fu di fronte a quell’imminente fallimento che Corbu ebbe un'idea incredibile.

 

“Beh forse sì c’è un modo per incoraggiare la gente a venire”  Pensò. È che esisteva ancora il mistero irrisolto della fortuna del prete. Venderlo come un gancio per attirare i clienti sarebbe stato facile. Così l’imprenditore iniziò a raccontare una storia al confine tra le ricerche che fece autonomamente sull’argomento, ispirandosi a fonti di dubbiosa affidabilità, e la sua immaginazione. Più tardi decise di registrare una cassetta che faceva ascoltare ai clienti che accudivano al suo hotel, dove veniva raccontato il mistero. E alla fine decise di contattare Albert Salamon e di pubblicare tre articoli sul giornale “La Depeche du Midi”, dove veniva spiegata in dettaglio la misteriosa vicenda. L'esca era stata gettata e, grazie a questo dalla stagione successiva alla pubblicazione degli articoli Corbu scoprì l'unico tesoro che avrebbe mai trovato in vita sua. Il suo hotel Iniziò a riempirsi, i soldi iniziarono a fluire nelle casse dell’impresa e la leggenda crebbe in popolarità.

 

Ma qual era la versione della storia raccontata da Corbu? Vediamola insieme!


Il tesoro di Blanche de Castille


La versione di  Corbu si basava, in breve, sull’idea che durante i lavori di restauro della chiesa d Rennes, sotto all’altare maggiore, il prete avesse trovato alcune pergamene che gli avrebbero permesso di individuare il nascondiglio del tesoro di Blanche de Castille. La vera reggente del trono francese nel periodo in sui suo figlio, Luigi IX conosciuto come San Louis, si trovava impegnato nelle crociate.

 

La Regina Blanche era la nipote della leggendaria Eleonora d'Aquitania, figlia di Alfonso VIII di Castiglia e moglie del monarca francese Luigi VIII. Prima della sua morte, avvenuta l’8 novembre del 1226, aveva fatto proclamare suo figlio Luigi nuovo sovrano; ma aveva solo 12 anni, così si incaricò lei stessa di ricoprire il ruolo di reggente fino a quando il figlio non avesse raggiunto la maggiore età.

 

NEL 1284 il re Luigi partì per una nuova crociata contro l’islam, che finì come previsto in un clamoroso fallimento e con la cattura dello stesso monarca. Blanche fu costretta, ancora una volta ad assumere il comando del paese. Fu proprio in quel periodo che ebbe luogo la cosiddetta rivolta dei pastori

 

A metà del tredicesimo secolo molti giovani delle regioni settentrionali del paese iniziarono ad unirsi alle fila di un movimento guidato da un curioso leader conosciuto come il maestro d'Ungheria. Un asceta illuminato sulla sessantina che sosteneva che la Vergine stessa gli fosse apparsa e gli avesse chiesto di iniziare la crociata dei pastori; per ottenere una volta per tutte, per il cristianesimo le colonie perdute della Terra Santa. La storia si fece davvero complicata. Quando i giovani crociati decisero di dirigersi verso Parigi. Trasformando il movimento in una vera e propria rivolta che minacciava direttamente la corona. La Regina Blanche, che allora aveva sessant'anni, avrebbe preso una decisione: portare il tesoro della Corona a Rennes-le-Château, per evitare che venisse saccheggiato.

 

Ma è questo fatto davvero credibile? In realtà no, dato che all'epoca di Blanche de Castille era ancora in corso la crociata contro i catari in Languedoc. Quindi il villaggio di Rennes, ubicato al centro di quella regione non sarebbe stato il posto migliore per nascondere un tesoro reale.

Tra l’altro, non esiste nessuna prova storica che possa confermare questo fatto. Esistono le prove della rivolta dei pastori, ma neppure un minimo indizio che il tesoro reale potesse essere finito a Rennes. Se Saunière aveva trovato un tesoro, sicuramente, non era quello della regina Blanche.

      

Sia come sia, questa stessa versione della storia apparve in un libro del 1962 dello scrittore e ricercatore Robert Charroux, intitolato. Trésors du Monde enterrées, emmurés, engloutis; ossia “Tesori del mondo sotterrati, murati e sommersi” tradotto in italiano come “Guida ai tesori del mondo”. E pensate un po’; è proprio qui dove si racconta che Saunière si sarebbe recato a Parigi per decifrare le pergamene trovate nella Chiesa durante i lavori di ristrutturazione e, dopo averle decifrate con successo, sarebbe stato in grado di risalire al nascondiglio del tesoro di Blanche de Castille. Ma non è tutto.


L'enigma di Gisors e l'oro di Rênnes


In quello stesso anno venne pubblicato un altro libro molto significativo in questa vicenda. Sebbene non avesse nulla a che fare con Rennes le Chateau. Si tratta dell’opera Les Templiers sont parmi nous, ou L'Énigme de Gisors (I Templari sono tra noi, o L'enigma di Gisors), scritto da un certo Gérard de Sède. È qui che si racconta la storia di un giardiniere di nome Roger Lhormoy che avrebbe trovato il tesoro dei Templari nascosto sotto il pavimento di un castello nella città normanna di Gisors, dopo la caduta dell'ordine.

 

Un racconto stranamente simile a quello che, vedeva protagonista Saunière nella prima versione della vicenda raccontata da Corbu. Ossia quella in cui avrebbe trovato a Rennes il tesoro di Blanche de Castille.  Ma c’è un fatto ancora più importante legato a questo libro. Vale a dire che la fonte principale di quanto riportato da De Sède nell’opera,  fu un certo Pierre Plantard. Questo nome vi dice qualcosa? Se conoscete il mistero di Rennes per sentito dire, oppure per aver letto il romanzo di Brown, o visto il film, Pierre Plantard dovreste ricordarvelo.

 

Fu proprio lui il primo a parlare di una presunta società segreta chiamata “Il priorato di Sion”, e quello che gettò le basi per la creazione del mito moderno su Rennes. Oltre a questo, l’amicizia con Gérard De Sède rese ancora più semplice costruire le fondamenta di questa storia affascinante. Nel 1967 De Sède e Plantard scrissero un’altra opera: L'oro di Rennes, il primo libro che si concentrava esclusivamente sula vicenda di Saunière e che forniva la versione standard del mito, che è fondamentalmente la stessa che Corbu aveva già raccontato, anche se ampliata.


Tutto ruota intorno alle quattro pergamene due delle quali in codice, che il sacerdote sarebbe riuscito a decifrare grazie all'aiuto di Émile Hoffet, un religioso e intellettuale esperto di codici che non solo avrebbe scoperto il messaggio nascosto nei testi (che avrebbe permesso a Saunière di fare la sua grande scoperta), ma che avrebbe introdotto altresì il nostro protagonista nell'ambiente esoterico e occulto della Parigi degli inizi del XX secolo.

 

Nel libro venivano altresì menzionati dei fatti che non erano mai emersi prima di allora: per esempio, secondo De Sède, durante quel viaggio a Parigi, il prete avrebbe comprato diverse riproduzioni di dipinti, tra cui spiccava quella dei (I pastori d'Arcadia) di Nicolas Poussin. Veniva poi menzionata anche la famosa lapide con i due cavalieri sul dorso dello stesso cavallo e suggerito che il tesoro, trovato da Saunère, poteva essere quello di Blanche de Castille, ma anche dei catari, de visigoti, dei templari; oppure, un tesoro non materiale. Intendendo con questo un segreto che avrebbe conferito un grande potere a Saunière

 

De Sède, tra l’altro,  fu il primo a proporre, ispirato da non si sa chi, il collegamento con i Merovingi, la dinastia franca che governò parte della Francia per secoli e che, secondo alcune fonti da lui gestite, era sopravvissuta in segreto, dopo la morte di Dagoberto II, precisamente a Rennes-le-Château. Ma mancava ancora un passaggio fondamentale, prima di giungere alla versione attuale del mito; quello che avrebbe visto entrare in gioco tre ulteriori personaggi: Henry Lincoln, Michael Baigent e Richard Leigh.


Lincoln & Co.


Due anni dopo la sua pubblicazione, l’opera “L’Oro di Rênnes”  arrivò nelle mani di un altro personaggio chiave di questo intricata vicenda: Henry Lincoln, uno sceneggiatore televisivo inglese che, come tanti altri, si innamorò subito di questo mistero. Così profondamente che iniziò ad indagare, scoprendo alcune chicche appetitose che riportò in un documentario creato per la BBC; uscito nel 1972. The Lost Treasure of Jerusalem (Il tesoro perduto di Gerusalemme).

Questo cortometraggio fu seguito da altri due e da un'opera essenziale dal titolo “Holy Blood, Holy Grail” tradotto in italiano come “Il santo Graal”, che portò il mito di Rennes nella stratosfera della narrativa storica. Ma cosa racconta esattamente?

 

Beh, la storia del mistero di  Rennes-le-Château viene mantenuta pressoché invariata. Ma si spinge più a fondo nella trama merovingia accennata da De Sède, grazie ad un'ampia analisi di una serie di documenti depositati nella Bibliothèque Nationale di Parigi, chiamati Dossiers Secrets. 

Questi misteriosi documenti espongono con un'enorme ricchezza di dati la storia accennata nel libro L'oro di Rennes; vale a dire che una società segreta, il Priorato di Sion, avrebbe mantenuto occulta la segreta stirpe merovingia dopo la morte di Dagoberto II, una società da cui avrebbe avuto origine l'Ordine dei Cavalleri templari e che avrebbe contato tra le sue file grandi personaggi come Leonardo da Vinci, Isaac Newton e Victor Hugo.

 

Ma il punto più controverso dell’opera è proprio quello dove si afferma che il lignaggio mantenuto segreto non fosse altro che quello dei discendenti di Gesù di Nazareth e Maria Maddalena, che ad un certo punto nel passato si erano mescolati ai Merovingi.

 

Inoltre, il libro introduce l'idea che il prima citato dipinto, I pastori d'Arcadia di Nicolas Poussin, ricopra un ruolo d’estrema importanza nella vicenda. Si scoprii infatti,  che non lontano da Rennes-le-Château, vicino ad Arques, c'era una tomba molto simile a quella ritratta nel quadro, e anche parte del paesaggio sullo sfondo sembrava coincidere. Ma cosa suggerirebbe questo fatto? Beh, in una delle quattro pergamene decifrate, si dice che il testo facesse riferimento senza ombra di dubbio a quest’opera e all’artista che la dipinse, il che la collegava alla presunta scoperta di Saunière. È in questo libro che, per la prima volta, i messaggi nascosti in quei rotoli vengono presentati al grande pubblico come elementi fondamentali della storia. Gérard de Sède non gli aveva mai attribuito tale importanza nella sua versione dei fatti.

 

E per ultimo, ma non meno importante, è proprio in questo libro che Pierre Plantard, la principale fonte di informazioni per Gérard de Sède, viene presentato al grande pubblico come, l'ultimo di quella sacra stirpe di cui abbiamo appena parlato. Ossia l’unico discendente ancora in vita dello stesso Gesù di Nazareth e Maria Maddalena. In questo modo gli si attribuiva un’aura di grandezza che nessuno avrebbe mai potuto eguagliare: chi poteva essere più importante di un discendente di Gesù dopotutto?


Di fronte ad una tale affermazione è normale farsi delle domande. E credetemi che furono in molti ad opporsi fermamente a quanto detto da Plantard. Ma per poter screditare tale affermazione era necessario investigare.  Perché c’era una cosa da capire prima di tutto....


Chi era realmente Plantard?


Pierre Athanase Marie Plantard naque a Parigi il 18 marzo 1920. I suoi genitori erano Pierre Plantard e Amélie Raulo. Anni dopo, avrebbe affermato di chiamarsi Pierre Plantard de Saint-Clair, sostenendo di essere un discendente della nota famiglia normanna St. Clair o Sinclair, strettamente legata alle origini della Massoneria e ai Templari. Sosteneva altresì di essere conte di Saint-Clair - da Saint-Clair-sur-Epte, un villaggio vicino a Parigi - e conte di Rhedae - un titolo che non sembra essere mai esistito.

 

Sfortunatamente per lui, la realtà era ben diversa: suo padre era un maggiordomo e sua madre una cuoca, rimasta vedova solo due anni dopo la nascita di Pierre . Negli anni '80 diede un certificato di nascita agli autori del saggio “Il santo Graal” ( The Sacred Enigma nel quale a suo padre veniva attribuito quel titolo, ma durante l’indagine per mettere insieme i materiali sul saggio venne trovato il vero certificato di nascita dell’uomo e non diceva proprio nulla del genere. Plantard si sarebbe giustificato in seguito dicendo che durante l'occupazione nazista il certificato di nascita originale sarebbe stato alterato e sostituito per nascondere il suo status ai tedeschi. Sia come sia, se fosse stato di sangue nobile, il suo stile di vita quando era un bambino e nei primi anni della sua giovinezza, non sembrava confermarlo. Dal 1927 visse in un modesto appartamento a Parigi con sua madre, che fu pagato dal suo stipendio di cuoca e da una piccola pensione da vedova

 

Non si sa molto dei suoi primi anni. Alcuni dicono che andò all'università per studiare archeologia dopo aver terminato gli studi primari nel 1939 e che fu lì che incontrò Philippe de Chérisey, uno dei suoi più famosi compagni di bravate. Ma non è del tutto chiaro, e certamente non presentò mai a nessuno un titolo accademico. D'altra parte, si dice che nella sua adolescenza lavorò come sacrestano nella chiesa di Rhedae a Parigi.

 

Sappiamo che la sua adolescenza ebbe luogo in un momento burrascoso per la Francia: il periodo tra le due guerre, un periodo buio e nichilista in cui la società francese aveva bisogno di una nuova rinascita. Inoltre, nel contesto internazionale, il comunismo aveva trionfato in Russia e il fascismo in Italia. E presto Hitler lo avrebbe fatto in Germania. Il mondo stava cambiando e la società con esso. L'Europa stava per bruciare di nuovo e la Francia era al centro di tutto.

 

Bene, in questo contesto, nel 1937, a soli diciassette anni, Pierre Plantard fondò un'organizzazione chiamata Rénovation Nationale Française (Rinnovamento Nazionale Francese), che, alcuni dicono, avesse diecimila membri (anche se altri, come Luis Miguel Martínez Otero, affermano che erano duemila nel 1939, una cifra minore ma significativa). E In realtà, ne aveva ancora meno. Era un'organizzazione di estrema destra, antisemita e anti-massonica, senza dubbio influenzata dall'Action Française di Maurras e da altri movimenti giovanili come quello di Canudo, che organizzava incontri e campi estivi.

 

Ma da dove vengono tutte queste informazioni? Sono vere? Beh, sembra proprio di ì; perché le prime attività di Plantard vennero raccolte in un rapporto di polizia dell'8 febbraio 1941 - quando aveva ventuno anni - che fu redatto su di lui. Da detto rapporto si scopre che nel dicembre 1940, usando il soprannome Varran de Vérestra, Plantard inviò una lettera al maresciallo Pétain, allora presidente di ciò che rimaneva del paese, chiedendo aiuto per combattere la cospirazione giudeo-massonica che minacciava l'Europa e offrendo il suo aiuto e quello di altri cento uomini per difendere la Francia. Ma  "l'invio di questa lettera non sarebbe stato altro che una sorta di sotterfugio progettato per attirare l'attenzione del capo di stato su di lui.

 

Facendo fede alle stesse parole di Plantard; quindi,  La “Rénovation Nationale Française” aveva, solo 100 membri all'epoca - un numero che contraddice le cifre ottimistiche presentate da alcuni e che sembra molto più probabile. Il rapporto rivela poi che nel 1938 Plantard chiese il permesso di pubblicare un giornale dell'organizzazione intitolato La Rénovation Française (Il rinnovamento francese), ma la sua domanda fu respinta. Quindi, lo editò e lo pubblicò come un opuscolo gratuito, con una tiratura di diecimila copie – sarà forse da qui che deriva l'idea, che il suo gruppo avesse diecimila membri?  Più tardi, dopo l'occupazione, cercò di ripubblicarlo, ma gli fu negato nuovamente il permesso.

 

Nel rapporto di polizia viene anche descritto come un visionario pretenzioso. In uno dei punti del documento è possibile leggere: "In effetti, Plantard, che si vanta di avere legami con numerosi politici, sembra essere uno di quei giovani illuminati e pretenziosi che gestiscono gruppi più o meno fittizi nel tentativo di apparire importanti e che approfittano dell'attuale tendenza a adottare un maggiore interesse per i giovani per attirare l'attenzione del governo.”

 

Così, nel dicembre 1940, all'età di vent'anni, aveva già fondato due associazioni giovanili di ultra-destra, reazionarie, antisemite e anti-massoniche, ed era andato direttamente dal capo dello stato, Pétain, in piena guerra, ad offrirgli il suo aiuto; ma, allo stesso tempo, a chiederlo.


Vaincre


Qualche tempo dopo, fondò qualcosa di più serio, se così possiamo dire e ancora più pretenzioso: l'Ordine Alfa-Galates, predecessore del futuro Priorato di Sion, che aveva il suo bollettino dal titolo: Vaincre (Superare), un pamphlet gratuito di poche pagine, di estrema destra, diretto - e ampiamente scritto - da Pierre de France; era così che Plantard, che si era auto-proclamato governatore generale dell'Ordine Alfa-Galates, si firmava all'epoca.

 

Detto ordine aveva sede al numero 10 di Rue Labouteux nel 17° arrondissement di Parigi – che, non era niente di meno che: la casa dove viveva Plantard.

 

Anche se sostenne sempre che Alpha-Galates era stata fondata nel 1934 da Georges Monti (una figura nota nel mondo dell'occultismo e delle società segrete, nonché suo presunto maestro), non è stato fino al settembre 1942 (l'anno in cui Plantard aveva 21 anni) che si sentì parlare per la prima volta di questa società, nel primo numero di Vaincre, dove venivano esposti gli statuti dell'ordine, nonché i suoi obiettivi: per aiutare la rinascita nazionale, spirituale e religiosa della Francia: "per sradicare dalla sua anima gli elementi patogeni, i falsi dogmi come il secolarismo, l'ateismo e i principi corrotti della vecchia democrazia giudeo-massonica.

 

In breve, una società attaccata allo Zeitgeist del momento. E, come da sua abitudine, voleva renderla più interessante creando per la stessa un passato di alto livello. Ma no, era tutta una sua invenzione: una gigantesca bufala che difese fino allo stremo delle forze.

 

Sia come sia, il sesto e ultimo numero di Vaincre fu quello del febbraio 1943. Non si sa bene il motivo per cui Plantard ne interruppe la pubblicazione. A quel tempo, la Germania aveva già preso il controllo totale della Francia e forse le sue attività non erano più così sicure. La cosa curiosa è che, anni dopo, Plantard ebbe il coraggio di dire che in realtà Vaincre era la rivista della Resistenza francese, e che dovette chiuderla perché fu catturato dalla Gestapo e messo in carcere... la verità è che in un altro rapporto di polizia, datato 13 febbraio 1945, si parla di questa società, ma non si dice nulla sul fatto che Plantard sia stato imprigionato o abbia avuto precedenti penali. In verità afferma quanto segue:


"Plantard sembra essere un bizzarro giovane che ha perso la testa, convinto che lui e solo lui sia in grado di fornire ai giovani francesi una leadership efficace".

 

Da quel momento in poi scomparve dalla circolazione, vivendo a metà strada tra la Svizzera e la Francia. Fu coinvolto successivamente in una frode finanziaria che lo fece finire in prigione, anche se, questo è un episodio poco chiaro nella sua biografia. Ma la cosa importante, è che più o meno in questo periodo dedicò tutti i suoi sforzi alla sua più grande creazione…


Il Priorato di Sion


Il 25 giugno 1956, nella sottoprefettura di Saint-Julien-en-Genevois (Alta Savoia), in conformità con la legge francese sulle associazioni del 1901, Plantard registrò il Priorato di Sion, presentandola come una società cattolica volta a ripristinare l'antica cavalleria e a realizzare studi e fornire aiuto reciproco tra gli associati.

 

Ma cosa ha a che fare tutto questo con Rennes-le-Château? Beh, in effetti all'inizio nulla. Tuttavia, dopo l’uscita del libro che Plantard e De Sède scrissero insieme sul presunto tesoro di Gisors, era necessario sfornare un mistero nuovo di zecca. E fu proprio Plantard a mettersi a lavoro. In poco tempo creò un racconto fittizio in cui mescolò la storia antica dell’ordine che aveva appena creato, il Priorato di Sion: una storia inventata di sana pianta, ovviamente, e la trama di Saunière e Rennes-le-Chateau.

 

Ah e tenetevi forte perché quello che sto per dirvi vi lascerà letteralmente a bocca aperta. I dossier secrets di cui abbiamo parlato poco fa, furono depositati alla Bibliotheque Nationale di Parigi tra il 1964 e il 1967; quello che in pochi sanno, però è che il vero autore degli stessi è proprio Plantard, che si inventò dal primo all’ultimo i suoi differenti e prestigiosi autori, in modo che gli si attribuisse maggiore importanza e credibilità. Tra l’altro, da un’analisi un po’ più approfondita dei dossier era facile rendersi conto che si trattasse di un cumulo di documenti contraffatti: alcuni delle semplici fotocopie, altri pagine battute a macchina con frammenti di testi incollati sopra, presi chissà dove.


E poi, che casualità, che nei dossier secrets fosse proprio Plantard ad essere indicato come l’ultimo rappresentante di una discendenza sacra: quella di Gesù Cristo e Maria Maddalena. Se consideriamo che le manie di grandezza di Plantard fossero ben note a quei tempi, non sembra poi così improbabile che a lui si debba la grande farsa del mistero di Rennes-le-Château.


Quindi, una volta stabilito questo, possiamo considerare il mistero risolto? Beh, solo in parte. 


Il vero enigma di Rennes-le-Château


Detto questo, appare chiaro che il mistero di Rennes-le-Chateau; quello di cui si parla da moltissimo tempo, che si trova al centro di numerosissime teorie, anche di stampo cospirativo, e che diventò famoso in tutto il mondo grazie al romanzo di Dan Brown “Il Codice da Vinci” non sia altro che il prodotto della mente di un uomo, Plantard, dotato di una fervida immaginazione, e anche di una gran capacità di manipolare l’opinione pubblica, a suo favore. Ma lasciando da parte il Priorato di Sion, la stirpe di Gesù e Maria Maddalena e tutto quello che è stato sfornato dalla fantasia di Plantard, rimane una cosa da chiarire: come si procurò quella grande ricchezza Berenger Saunière?  Perché il fatto che abbia speso miliardi di franchi per comprare terre e costruire edifici e chiese è più che provato, giusto? Allora dove risiede la verità?

 

Dobbiamo subito chiarire una cosa: prima che questa vicenda diventasse famosa, se ne parlava già, anche se su scala minore da diverso tempo. Per esempio, venti anni prima dei famosi articoli di Noël Corbu, nel 1936, un certo Jean Girou scrisse un libro su un viaggio che fece nella zona, intitolato L'Itinéraire en Terre d'Aude (Itinerario nella regione dell'Aude), in cui gli strani edifici di Rennes erano già associati alla presunta scoperta di un tesoro da parte di un prete locale. Insomma era una leggenda che i paesani conoscevano già molto bene. Ma, il 4 marzo 1948 - dodici anni dopo che Girou pubblicasse il suo libro, e due anni dopo che la famiglia Corbu si traferisse nella residenza di Marie Dénarnaud - apparve su una rivista belga: “Le Soir illustré” un articolo su Rennes firmato da un certo Roger Crouquet dove il giornalista spiegava di essersi recato nel paesino di Rennes, perché incuriosito dalla storia di un prete bizzarro che ci aveva vissuto. Ne parlava come di un uomo più dedito al vino e alle donne, che al sacerdozio. E fu in quell’articolo dove emerge un’informazione che, in teoria, potrebbe rappresentare una spiegazione logica al mistero dell’improvvisa ricchezza del prete di campagna.

 

Risulta che, alla fine del XiX secolo, Saunière avrebbe avuto un’idea molto originale: quella di far pubblicare degli annunci, su numerose riviste e giornali stranieri, soprattutto statunitensi, dove raccontava la storia del povero prete di Rennes, costretto a vivere tra eretici e con poche risorse a sua disposizione. Nell’annuncio insisteva anche sulle condizioni pietose della Chiesa del paese, dicendo che se i lavori di restauro non si fossero eseguiti al più presto, sarebbe stata destinata alla distruzione. Creò una pena così profonda nei cristiani di mezzo mondo, che le donazioni iniziarono ad arrivare come un fiume in piena. A queste donazioni c’è poi da aggiungere il traffico di messe, perché quando si trattava di poter guadagnare denaro, Saunière non sembrava guardare in faccia a nessuno. 


Se la grande ricchezza del prete fosse dipesa solo da quello; beh, il mistero diventerebbe una favola affascinante. Ma questa tesi non è in grado di spiegare tutto. Per esempio: quando si dice che Saunière passò tre settimane a Parigi, durante le quali visitò spesso il Louvre, si sta dicendo il vero. Quelle visite sono registrate e anche il fatto che il parroco comprasse le riproduzioni di quei quadri. E le nottate passate ad indagare nei ditorni di Rennes? Gli abitanti testimoniarono in più occasioni di aver chiesto allo stesso Saunière cosa facesse durante la notte  passando al setaccio terreni e cimiteri; ma lui disse sempre che erano ispezioni legate ai lavori di restauro. Allora, perché farli di notte? Che senso aveva? E tutti gli strani simboli nella sua chiesa? È davvero credibile che fossero solo il prodotto della sua stravaganza? Mi sembra abbastanza poco probabile; anche perché, sono note testimonianze di scultori, che lavorarono ad alcune delle statue che Saunière aveva incaricato per la nuova Chiesa, che sottolinearono il fatto che il prete dava indicazioni molto precise su tutti i piccoli particolari che le sculture dovessero presentare. Erano indicazioni troppo precise per essere solo un capriccio, o frutto di una stravaganza.


E se davvero ci fosse stato di mezzo un tesoro? Beh, poteva sembrare l’ipotesi più fantasiosa all’inizio, ma rimane ancora una delle possibilità.

Sia come sia, il mistero di Rennes-le-Chateau resiste, anche dopo il crollo della storia inventata da Plantard. Forse non avrà nulla a che fare con templari, catari o stirpi sacre, ma Rennes rappresenta comunque un gran enigma. Sembra poco probabile che il mistero venga risolto una volta per tutte in futuro: ma forse è meglio così; perché mica vorremo spiegare sempre tutto logicamente no? E voi, cosa ne pensate di questa vicenda…ma soprattutto, quale credete possa essere il vero segreto di Saunière e della sua fedele perpetua Marie? Fatemelo sapere in un commento.


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