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7 trucchi sinistri usati da serial killer per catturare le loro vittime

  • Immagine del redattore: L'Inspiegabile
    L'Inspiegabile
  • 3 ott 2025
  • Tempo di lettura: 5 min

Quando pensiamo ai serial killer, la prima immagine che ci viene in mente è quella della violenza brutale. Ma in realtà, ciò che rende queste figure ancora più inquietanti è la loro abilità a manipolare e ingannare. Molti assassini seriali non colpivano a caso: studiavano, osservavano e usavano strategie psicologiche capaci di convincere le loro vittime ad abbassare la guardia.


Il male, spesso, non si presenta con un coltello in mano ma con un sorriso rassicurante, un gesto innocuo, o perfino con la divisa di un’autorità. Dietro la maschera della normalità, questi criminali celavano trappole mortali.


In questo articolo ti parlerò di 7 trucchi sinistri usati da famosi serial killer per catturare le loro vittime, rivelando come la manipolazione possa essere più pericolosa della violenza stessa.


corridoio inquietante in penombra

1. Ed Kemper – Fingere la fretta per sembrare innocuo


Ed Kemper, alto quasi due metri, era un uomo imponente che avrebbe dovuto suscitare diffidenza al primo sguardo.


Eppure, riusciva a convincere giovani studentesse universitarie a salire in macchina con lui. Il suo trucco? Durante un’intervista del 1991 confessò:


“Guardavo l’orologio, sospiravo, come se avessi fretta. Così pensavano che non avessi tempo di fare loro del male.”

Quella finta impazienza funzionò: sei giovani finirono nelle sue mani. Ma la sua manipolazione non si fermava lì. Era riuscito persino a convincere psichiatri che fosse guarito dai suoi disturbi, ottenendo la scarcerazione dopo l’omicidio dei suoi nonni.


E, ironicamente, beveva birra con poliziotti che stavano indagando sul “Co-Ed Killer”, mentre lo consideravano un innocuo “Big Ed”.


2. Charles William Davis – L’ambulanza come copertura perfetta


Charles William Davis Serial killer

Negli anni ’70, nel Maryland, Charles William Davis sfruttò il suo ruolo di autista di ambulanze — e il fatto di essere figlio di un tenente di polizia — per nascondere la sua natura predatoria.


Seguiva le donne che prendeva di mira fino ai parcheggi di negozi o ristoranti; grazie ai contatti del padre poliziotto risaliva ai loro dati personali (attraverso il numero di targa) e inviava messaggi ai loro cercapersone, fingendo che avessero lasciato le luci del veicolo accese.


Quando le vittime tornavano al parcheggio, Davis le rapiva, le violentava brutalmente e le uccideva senza pietà. Per rendere il tutto ancora più macabro, lasciava poi i loro corpi senza vita lungo le strade che era solito percorrere durante il servizio in ambulanza, così da essere il primo a intervenire sulla scena del crimine.


L’FBI profiler John Douglas rivelò che Davis aveva gravi problemi relazionali con le donne e abusava di alcol. Fu arrestato solo dopo che una sopravvissuta riuscì finalmente ad identificarlo e denunciarne le malefatte.


3. Gli Hillside Stranglers – Spacciarsi per poliziotti


Tra il 1977 e il 1978, Los Angeles fu terrorizzata dagli Hillside Stranglers: Angelo Buono e Kenneth Bianchi. All’inizio, la polizia pensava si trattasse di un singolo assassino, ma in realtà era una coppia che rapì, torturò e uccise dieci giovani donne tra i 12 e i 28 anni.


Il loro stratagemma più efficace era fingere di essere agenti di polizia. Con autorità e badge falsi, fermavano donne per “controlli”, convincendole così a seguirli senza opporre resistenza. Bianchi era ossessionato dalle forze dell’ordine, tanto da provare persino a entrare nella polizia di Bellingham, senza successo.


La loro serie di delitti finì solo quando, durante un tentativo fallito, lasciarono dietro di sé un testimone che permise di incastrarli.


4. John Wayne Gacy – Il “trucco delle manette”


John Wayne Gacy

John Wayne Gacy, il “clown assassino” che uccise 33 ragazzi e giovani uomini nell’Illinois degli anni ’70, sfruttava la sua doppia faccia: cittadino rispettabile e animatore per bambini da un lato, mostro dall’altro.


Per immobilizzare le sue vittime usava un inganno macabro: mostrava un “gioco di magia” con le manette. Prima le metteva a sé stesso, poi si liberava con facilità. Quando le vittime incuriosite volevano provare, Gacy le ammanettava senza alcuna possibilità di liberazione. Con tono beffardo diceva:


“Il vero trucco è che bisogna avere la chiave.”

5. John Christie – Il finto dottore


John Christie, ex soldato della Prima guerra mondiale, soffriva di disturbi psicosomatici e aveva una lunga storia criminale. Negli anni ’40 e ’50, trasformò la sua casa di Notting Hill, al numero 10 di Rillington Place, in un luogo di morte.


Si presentava come una sorta di “medico” capace di curare malattie o praticare aborti clandestini, attirando donne disperate.


Una volta entrate nel suo domicilio, gli faceva perdere coscienza obbligandole ad inalare del gas; in seguito, le strangolava approfittando della loro vulnerabilità. Tra le sue vittime ci fu anche la moglie, che seppellì sotto le assi del pavimento della casa coniugale.


Fu impiccato nel 1953, dopo che otto omicidi furono accertati.


6. Gary Ridgway (Green River Killer) – Le foto del figlio


Il Green River Killer, Gary Ridgway, seminò il terrore nello stato di Washington tra gli anni ’80 e ’90, uccidendo almeno 49 donne. Era abile nel depistare gli investigatori: spostava i corpi delle sue vittime senza destare sospetti, lasciava mozziconi di sigarette sulla scena del crimine pur non fumando, e riuscì persino a superare un test della macchina della verità.


Per conquistare la fiducia delle sue vittime — in gran parte prostitute vulnerabili — mostrava loro le foto del figlio. Quel gesto lo faceva sembrare un padre amorevole e affidabile.


Una volta ottenuta la loro fiducia, le portava a casa sua, dove le strangolava durante il coito.


7. Robert Hansen – Il weekend nella baita


Robert Hansen

Robert Hansen, il “cacciatore di donne” dell’Alaska, conduceva una vita apparentemente normale: quella di un panettiere rispettato e padre di famiglia. Ma dietro quella candida facciata si nascondeva un sadico assassino che, tra gli anni ’70 e ’80, rapì e uccise almeno 17 donne.


Prometteva loro un weekend in una baita remota, oppure un viaggio sul suo piccolo aereo. Il suo carisma gli permetteva di ottenere facilmente la loro fiducia. Tuttavia, una volta isolate, le torturava e le liberava nei boschi solo per cacciarle come fossero animali. Armato di fucile Ruger Mini-14 e coltello, le inseguiva dopo aver lasciato loro un piccolo vantaggio. Quando le raggiungeva per loro non c'era più scampo.


Al momento dell’arresto, gli investigatori rinvennero tra i suoi effetti personali una mappa inquietante, costellata di segni ‘X’ tracciati con un pennarello rosso. Bastò poco per comprendere l’orrore: ogni croce corrispondeva al luogo in cui Hansen aveva sepolto le sue vittime.


Detto questo, la parola passa a voi. Quali di questi trucchi vi è sembrato il più subdolo? Che sinistra strategia adottata da questi serial killer, per catturare le loro vittime, ti ha fatto correre un brivido lungo la schiena? Fammi sapere la tua opinione in un commento qui sotto.


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